I progetti di sviluppo e innovazione delle reti di teleriscaldamento e di riqualificazione energetica di quartieri ed edifici sono per A2A Calore & Servizi pilastri delle strategie di decarbonizzazione e rigenerazione urbana nei territori di Milano, Brescia, Bergamo, Crema e Lodi. Ogni territorio beneficia di progetti specifici, pensati per rispondere alle esigenze locali in modo specifico e funzionale. A parlarne durante l’evento Anaci Bergamo Michele Rota, responsabile sviluppo teleriscaldamento dell’azienda che, grazie a reti estese, utilizzo di tecnologie innovative e forti competenze in termini di efficienza energetica degli stabili, contribuisce alla riduzione delle emissioni di CO₂ e accelera la transizione energetica e l’economia circolare delle città.

Meno emissioni

«Gestiamo più di 20 reti di teleriscaldamento su 16 comuni lombardi, con una rete di tubazioni che ormai supera abbondantemente i 1200 chilometri. Distribuiamo complessivamente circa 3 TWh di energia. Globalmente già oggi più del 50% dell’energia che alimenta i nostri sistemi proviene da fonte non fossile», ha ricapitolato Rota, concentrandosi sulla case history bergamasca. «Quello di Bergamo é sempre stato un sistema di teleriscaldamento particolarmente efficiente, ma lo é diventato ancora di più quando un paio di anni fa abbiamo messo in servizio l’importante iniziativa di collegamento in rete del termovalorizzatore Rea Dalmine. Fino a quel momento, già più del 50% dell’energia proveniva sostanzialmente da fonti rinnovabili; da quando é andata a regime questa iniziativa il 90% dell’energia che alimenta la rete del teleriscaldamento di Bergamo arriva da fonte non fossile. Questo é un dato particolarmente importante perché si traduce in coefficienti di emissione della CO₂ premianti. Prima avevamo un coefficiente che si aggirava intorno ai 115 chilogrammi di CO₂ per MWh, ora il coefficiente é di 50-55 chilogrammi di CO₂ per MWh. Banalmente una caldaia gas, una delle tecnologie più frequenti sul territorio, si aggira intorno ai 220-240 chilogrammi di CO₂ per MWh, quindi significa tagliare queste emissioni quasi di un quinto», ha riassunto il manager.

Michele Rota | Responsabile sviluppo teleriscaldamento di A2A
Michele Rota | Responsabile sviluppo teleriscaldamento di A2A

Le regole UE

Regolamentato negli ultimi dieci anni dal decreto legislativo 102/2014, che ha recepito nell’ordinamento nazionale la direttiva europea 2012/27/Ue di promozione dell’efficienza energetica, il settore del teleriscaldamento e teleraffrescamento ha conosciuto un importante aggiornamento normativo a fine 2025, quando l’Arera ha aggiornato i testi integrati inerenti la regolazione dei criteri per i contributi di allacciamento e il diritto di recesso (Tuar), la qualità commerciale (Rqct), la misura (Timt) e la classificazione degli operatori (Tud). «Su questo si sta montando una serie di leggi a contorno, come l’atteso decreto che andrà a definire anche le quantità obbligatorie di rinnovabili da introdurre nel settore», ha chiarito Rota. «Ciò a cui ci rimettiamo in ogni caso é la direttiva europea sul teleriscaldamento efficiente che definisce target sempre più sfidanti. Al 2050 il 100% delle fonti che alimentano una rete di teleriscaldamento devono provenire da calore di scarto o rinnovabili». Il concetto di sistema di teleriscaldamento o teleraffrescamento efficiente (Tlr_Eff ), definito per la prima volta dalla direttiva europea, usa, in alternativa, almeno il 50% di energia derivante da fonti rinnovabili, il 50% di calore di scarto, il 75% di cogenerato, il 50% di una combinazione delle precedenti. «La definizione di teleriscaldamento efficiente non è fine a se stessa», ha spiegato il relatore, «ma ha una leva abilitante proprio negli ambiti di rigenerazione urbana». Il teleriscaldamento efficiente ha infatti assunto ulteriore rilevanza nel Clean Energy for all Europeans Package, che definisce le politiche europee in materia di energia e clima fino al 2030. In dettaglio, si afferma che il teleriscaldamento efficiente possa essere conteggiato per la verifica del raggiungimento degli obblighi di quota minima di fonti energetiche rinnovabili «che nei nuovi edifici deve essere di almeno il 60% dei fabbisogni energetici per riscaldamento, acqua calda sanitaria e raffrescamento. L’allaccio a una rete di teleriscaldamento efficiente consente di coprire questi fabbisogni. Ecco perché spesso utilizzata come tecnologia privilegiata».

Lo sviluppo

Gli obiettivi sempre più sfidanti impongono il continuo sviluppo delle reti di teleriscaldamento e delle fonti necessarie a coprire questa espansione. «Parlare di rinnovabili nel settore di riscaldamento significa fondamentalmente fare riferimento alla geotermia, in tutte le sue declinazioni: dalla tecnica più tradizionale, che riguarda lo sfruttamento dell’acqua di falda, fino a quelle più innovative come la geotermia di profondità. Parlando, invece, di calore di scarto il concetto diventa molto più interessante perché si traduce sostanzialmente nel riuscire a recuperare tutti quei contributi di energia che oggi vengono naturalmente dissipati e che, contrariamente, possono essere riutilizzati, anche localmente». Come a Brescia, dove A2A dal 2021 recupera il calore generato dal primo forno dell’Acciaieria di San Polo del Gruppo Alfa Acciai, progetto incrementato nel 2023 con l’avvio del nuovo impianto Alfa Heat Recovery che prevede il recupero dell’energia termica di entrambi i forni dell’acciaieria e l’ausilio di due accumuli di acqua calda. Oggi, le attività di sviluppo delle reti di teleriscaldamento sono legate principalmente alla riconversione di ex aree logistiche o dismesse e allo sfruttamento dei data center, su cui l’azienda ha previsto investimenti per 1,6 miliardi al 2035. «I data center sono infrastrutture che assorbono elevatissime quantità di energia, ma allo stesso tempo rendono disponibile calore a bassa temperatura≫, ha sottolineato Rota. «L’infrastruttura di teleriscaldamento prende il calore da dove viene generato, ossia il data center, per andarlo a veicolare dove si concentra la domanda, tipicamente le citta e i condomini». Sempre a Brescia, A2A ha inaugurato a luglio dell’anno scorso una delle prime applicazioni in Italia di recupero di calore dai data center, la prima in una rete cittadina con l’innovativa tecnologia di raffreddamento a liquido. Progettato dalla società francese Qarnot, consente di recuperare energia termica a temperature elevate, fino a 65 gradi centigradi, subito utilizzabile per riscaldare gli edifici.

Pianificazione urbana

«Quando si può lavorare in ottica di rigenerazione, le abilitanti per la riuscita di queste iniziative sono la pianificazione urbanistica, la coprogettazione e il cosviluppo. Pensare insieme fin dall’inizio la strategia energetica di un distretto, condividere le infrastrutture, condividere gli spazi sono elementi fondamentali nell’ottica di una rigenerazione. Per far funzionare questo tipo di soluzioni bisogna anche iniziare a pensare in modo diverso le soluzioni di impianto termico presenti all’interno degli edifici», ha affermato il manager, che ha riportato l’esempio del quartiere SeiMilano, il progetto di rigenerazione urbana che Borio Mangiarotti e Varde Partners stanno mettendo a punto su un’area di oltre 300 mila metri quadrati nella zona ovest di Milano. Oltre all’allaccio alla rete di teleriscaldamento, il progetto prevede la produzione del freddo mediante chiller e assorbitore che sfrutta il calore estivo del Sistema di Teleriscaldamento di Milano Ovest. «Su questa iniziativa siamo riusciti fin dall’inizio a condividere una strategia di distretto che prevedeva la fornitura di teleriscaldamento e teleraffrescamento», ha raccontato il relatore. La generazione del freddo avviene attraverso macchinari ad assorbimento che a loro volta sfruttano il calore della rete del teleriscaldamento. Il calore di scarto, che altrimenti sarebbe stato dissipato in atmosfera, viene invece utilizzato sulla rete del teleriscaldamento, sia per il tradizionale servizio di fornitura di riscaldamento e acqua calda sanitaria, sia per produrre freddo in una nuova centrale frigorifera dedicata, l’Energy Center, completamente interrato per minimizzare l’impatto visivo.

A Milano

Sempre a Milano, un’altra iniziativa emblematica dell’attività di A2A Calore e Servizi riguarda il quartiere Santa Giulia, nella parte est della città. «A Santa Giulia é stata sfruttata un’altra tecnologia che prevede la generazione di teleriscaldamento e teleraffrescamento mediante l’utilizzo di acqua di falda. Attraverso la risorsa geotermica di prima falda abbinata all’impiego di pompe di calore di grossa dimensione centralizzate, si riescono a produrre i due fluidi termovettori che andranno poi ad alimentare tutte le utenze del distretto che si estende su un’area di 400 mila metri quadrati di superficie lorda». L’impianto, in servizio dal 2028/2029, prevede un nuovo sistema energetico con pompe di calore reversibili. La rete di 3 chilometri avrà una capacita di 20 MWf per il raffrescamento e 13 MWt per il riscaldamento, producendo 15 GWhf/anno e 22 GWht/anno, con un risparmio di 1.000 tonnellate di CO₂ e 600 Tep all’anno. Al di fuori del territorio milanese, nel cuore dell’area dismessa degli Ospedali Riuniti di Bergamo, A2A ha partecipato a un progetto di rigenerazione urbana e architettonica di alto profilo, guidato da Cassa Depositi e Prestiti, servito da una rete energetica all’avanguardia. «L’intero sedime del vecchio ospedale é stato riconvertito e da ormai quattro-cinque anni ospita la nuova Accademia della Guardia di Finanza. Questo esempio di rigenerazione ha visto la fornitura simultanea di teleriscaldamento e teleraffrescamento, mentre per il raffrescamento estivo é stato installato un assorbitore con calore recuperato dalla rete di teleriscaldamento, alimentata per più del 90% da fonti rinnovabili», ha concluso Rota. Inoltre, per soddisfare le esigenze energetiche del nuovo insediamento riducendo le emissioni, A2A Calore e Servizi ha provveduto anche all’installazione di un piccolo impianto di cogenerazione da 1,2 MW per la produzione simultanea di energia elettrica e termica direttamente in situ.

di Veronica Monaco