Paolo Citelli, architetto e Bim manager di Lombardini22, ha presentato alla platea riunita a Bergamo obiettivi della rigenerazione urbana e l’approccio utilizzato dalla società di architettura, ingegneria e design con sede a Milano, composta da oltre 500 professionisti. «Dal 2015 abbiamo implementato le tecnologie del Bim. Sono ormai assorbite da molto tempo e la parte di ricerca e sviluppo si è ampliata in maniera orizzontale. Il Bim ci aiuta in particolare nella progettazione integrata, ma ormai il nostro punto di vista è più quello di una proptech, dove tutte le tecnologie consentono di affacciarsi al tema dell’edificio e della gestione della proprietà in maniera trasversale», ha esordito l’architetto.
Il processo
«Il contatto con la pratica, portare la tecnologia nella realtà è per noi veramente prioritario. Come lo facciamo? Sostanzialmente riconoscendo una continuità di processo», all’interno di un modello che parte da asset che esistono e immagina come potrebbero diventare, declinando la progettazione su quella specifica realtà fino vederla realizzata. «In tutto questo le opportunità tecnologiche sono veramente molto importanti, e non solo quelle del Bim. Considerando che tutti i dati che produciamo vanno gestiti e in qualche modo centralizzati, la gestione delle informazioni è sicuramente fondamentale. Proprio per questo è molto importante lavorare con processi standardizzati, ben organizzati, in modo che tutto quello che si fa a livello di progettazione rimanga come asset. Dal dato esistente a quello rilevato, si passa poi al dato manipolato, concretizzato e poi di nuovo esistente. L’opportunità è quella di utilizzare le tecnologie non solo per progettare quello che stiamo immaginando, ma anche per contaminare la nostra capacità di scelta attraverso i dati che possiamo analizzare e osservare rispetto alla realtà». Per esempio, grazie a delle telecamere, con l’utilizzo di algoritmi di riconoscimento e di Intelligenza artificiale è stato possibile mappare i percorsi dei visitatori, individuare gli ambiti di permanenza maggiori e i punti dove si creano situazioni di congestione.

Intelligenza artificiale
La gestione centralizzata dei dati, oltre a essere fondamentale per il singolo progetto, è anche determinante a livello aziendale. «In un’azienda di 500 persone, la possibilità di mettere a fattor comune le informazioni permette di creare una conoscenza distribuita. Oltre utilizzare applicazioni e plugin realizzati in house che ci consentono di validare la modalità con cui produciamo i dati e il loro livello qualitativo, usufruiamo anche di strumenti di Intelligenza artificiale. Negli ultimi due anni abbiamo sviluppato un’applicazione interna che utilizza i migliori Large Language Model in un ambiente sicuro. Cerchiamo di essere all’avanguardia, mettendo questa potenza al servizio di tutta la nostra comunità di professionisti attraverso un’applicazione che ci consente di centralizzare la conoscenza e costruire un’infrastruttura. Ciò ci consentirà di gestire con un pannello creativo quello che si può fare con le piattaforme commerciali, in una logica di sicurezza», ha spiegato Citelli, invitando i professionisti a guardare al futuro con lungimiranza: «Il Bim è un’opportunità tangibile, c’è un codice degli appalti che lo prevede, c’è una pratica professionale che lo ha assorbito, ma è anche molto facile immaginarsi un mondo in cui probabilmente si andrà oltre». Il relatore ha descritto un ecosistema digitale in cui la reality capture, supportata da droni, termografia e sensori avanzati, permette di superare i limiti della modellazione tradizionale per ottenere una conoscenza millimetrica e dinamica del territorio e del costruito. «Probabilmente le opportunità più interessanti derivano dalla cosiddetta reality capturing, che va dalla semplice acquisizione geometrica all’analisi termografica degli edifici, fino ai dati relativi all’andamento del tempo durante il cantiere. Tramite questo tipo di tecnologie, che riguardano in particolare la fotogrammetria da drone, portiamo a casa dati continui dal cantiere che stiamo seguendo. È chiaro che questo tipo di approccio consente di lavorare sempre con dati oggettivi, il più aggiornati possibili, una sorta di fotografia tridimensionale di un determinato asset. A prescindere dalla scala, ormai si vedono utilizzi di queste tecnologie in ogni tipo di progetto», ha affermato l’architetto.
Non solo fotogrammetria
Oltre a indagare il visibile, tramite la fotogrammetria è possibile anche andare ad analizzare il volto invisibile delle strutture. Per esempio, rilevare il terreno sottostante la vegetazione in modo da prevenire eventuali possibili cedimenti, anche ai fini della preservazione di manufatti storici, oppure identificare le maggiori dispersioni termiche dall’edificio tramite droni equipaggiati con termocamere. O ancora, effettuare videoispezioni o utilizzare georadar per il rilevamento non invasivo del sottosuolo, in particolare di elementi impiantistici come scarichi e fognature. Un’altra opportunità è offerta dall’on-site monitoring, che permette di utilizzare questo tipo di strumentazione per monitorare cosa succede in cantiere e fare un confronto di conformità rispetto al progetto. «Tutto questo processo comporta un flusso continuo tra realtà, acquisizione dei dati e loro digitalizzazione», ha concluso l’esperto, riportando anche il prezioso contributo degli strumenti di realtà aumentata nel lavoro di progettazione. «La realtà aumentata ci consente di apprezzare in maniera estremamente puntuale, sia da un punto di vista semplicemente rappresentativo, sia da un punto di vista tecnico, elementi progettuali come ad esempio le dotazioni impiantistiche di un edificio».
di Veronica Monaco
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