Con circa un attacco ogni 8 secondi che va a buon fine nel mondo, diventa subito chiaro come il tema della cybersecurity a rappresenti un vulnus rilevante per il mondo dei professionisti, delle aziende e di chi si trovi a gestire dati. Roberto Cerea e Christian Saviane, consulenti strategici ed esperti di cybersecurity e tecnologia, hanno portato la loro esperienza sul palco del convegno Anaci Bergamo.

Incursioni cyber

Roberto Cerea | Consulente strategico ed esperto di cybersecurity e tecnologia
Roberto Cerea | Consulente strategico ed esperto di cybersecurity e tecnologia

«L’Intelligenza artificiale accelera sia le difese, ma soprattutto gli attacchi≫, ha affermato senza mezzi termini Cerea. “Ovunque ci sia una connessione internet, il cyber criminale può sfruttare la rete per fare danni. Anche il banale invio di una e-mail con un allegato o il Wetransfer di un documento può essere intercettato».

L’80% delle vulnerabilità sono legate all’utilizzo di tool di Intelligenza artificiale, da ChatGpt a OpenAi e Gemini, che espongono sempre di più gli utilizzatori a rischi tecnologici. A queste vulnerabilità si aggiungono le classiche frodi informatiche, come il phishing, e quelle legate all’interruzione della supply chain. In questo caso, il cyber criminale mira ad accedere alle banche dati e ai contatti del professionista «usandolo dunque come ponte per arrivare a dati più strutturati». Nel momento in cui la filiera della supply chain si interrompe, si innescano fermi operativi che si tramutano inevitabilmente in danni economici. Infine, tra le priorità di rischio emergono anche le vulnerabilità legate ai software che quotidianamente vengono utilizzati all’interno degli studi e delle aziende.

«Non è più solo un tema di attacco tecnologico, ma è proprio una manipolazione socio-tecnologica scalata attraverso l’automazione», ha sostenuto Cerea.

Il ransomware

Secondo i dati forniti dall’Unione Europea, il 40% delle aziende sottoposte a ransomware, in cui i dati della vittima vengono criptati dal pirata informatico, paga un riscatto per riottenerli. Ma solo il 55% li recupera davvero. «Non si devono pagare i riscatti ai cyber criminali perché in questo modo si va ad alimentare la loro forza di intervento, ma qualora venisse fatto, attraverso l’acquisto di criptovalute, non è detto che si riceverà la chiave per decriptare i dati. Il fermo operativo medio è di 24 giorni ed è impattante: significa non poter accedere ai conti correnti, non poter monitorare i lavori in esterno, non entrare nella posta elettronica».

Assieme a Francia e Germania, l’Italia è uno dei Paesi più colpiti dai cyber criminali per due motivi: il tessuto economico composto da una miriade di piccole e medie imprese (l’82% degli attacchi colpisce le aziende con meno di 250 dipendenti) e la preziosa proprietà intellettuale delle aziende nazionali, cuore del tanto decantato made in Italy.

Ma neanche le grandi aziende sono esenti dagli attacchi. Cerea ha riportato un paio di episodi che hanno messo in grave scacco due realtà differenti e strutturate: Viasat e Maersk. Il sabotaggio dei servizi satellitari Viasat in Germania, avvenuto il 24 febbraio 2022, giorno dell’invasione russa dell’Ucraina, ha causato blackout di internet in Germania e in altri Paesi europei, con fermi operativi devastanti sulla quotidianità delle persone.

Diverso è stato l’impatto dell’attacco subito il 27 giugno 2017 dal colosso logistico Maersk, la cui intera rete globale è stata criptata in soli 7 minuti. Per diversi giorni, i terminali portuali non hanno potuto accettare o sdoganare merci e tutte le operazioni di prenotazione e tracciamento sono state bloccate. Il riavvio delle attività è stato possibile grazie al backup contenuto in un domain controller situato in Ghana, fortunatamente rimasto offline proprio prima dell’attacco a causa di un’interruzione di corrente.

Punite anche le vittime

«Sono anni che i cyber criminali, sia in ambito della pubblica amministrazione, sia in ambito dei professionisti e delle aziende, cercano di carpire informazioni. Ovviamente il Garante e le autorità non intervengono per difendere la vittima, ma per indagare sulla negligenza. Le linee guida del Gdpr fanno sì che ognuno di noi possa migliorare la propria postura di sicurezza ed essere più proattivo nell’affrontare questi attacchi», che hanno importanti costi, anche nascosti.

«Oltre al riscatto, c’è un tema di costo operativo inerente al blocco, che ferma tutta la filiera e l’ammenda per la mancata custodia dei dati. In caso di attacco c’è un triplice danno: un danno operativo con perdita di fatturato e operatività, il danno reputazionale e il danno tecnico totale», che può portare anche alla chiusura dell’attività. E attenzione, i ransomware non sono tutti uguali, come ha spiegato Cerea.

«Quello più conosciuto e che finora ha fatto più danni è il locker, che blocca l’accesso al sistema operativo e mostra sul dispositivo unicamente la richiesta di riscatto. C’è poi il crypto-ransomware, che applica una chiave di cifratura molto complessa a tutti i dati contenuti sui computer o i server aziendali, rendendoli totalmente illeggibili. Anche in questo caso viene richiesto il pagamento di un riscatto».

A queste tipologie si aggiungono il leakware, un tipo di malware estorsivo che ruba dati sensibili e minaccia di pubblicarli online, e il wiper, un malware che elimina o distrugge in maniera irreversibile l’accesso ai file e ai dati di un’organizzazione, usato prevalentemente a scopo politico.

«Esistono grandi strutture in Italia che si occupano proprio di prevenire questa tipologia di attacchi, ma il gap tecnologico da parte degli utilizzatori non è ancora sufficiente per poter controllare queste vulnerabilità», ha affermato Christian Saviane, esperto di cyber security e progettazione software.

«Ci stiamo occupando quasi giornalmente di data breach. Il dato significativo è la forte accelerazione di tutto questo. In una vita cosi frenetica, in un mondo che accelera alla velocita della luce, in uno scenario dove ormai anche il personale con bassa alfabetizzazione informatica riesce a utilizzare i nuovi strumenti di Intelligenza artificiale, quello che sta accadendo a livello mondiale è davvero preoccupante».

Estorsione digitale

Come funziona l’estorsione?

«Si parte da una cifratura dove i sistemi vengono paralizzati all’improvviso, e viene richiesto un riscatto per il ripristino. Il secondo passaggio è la minaccia diretta di pubblicazione dei dati sul dark web. Gli ultimi due passaggi sono i più critici: si passa dagli attacchi Ddos, bombardamenti dei server e dei computer per mandare offline il sito aziendale e paralizzare in maniera totale le comunicazioni, sino ad arrivare alle molestie dirette a clienti e dipendenti per spingere l’azienda al pagamento del riscatto», ha spiegato Cerea.

Christian Saviane | Consulente strategico ed esperto di cybersecurity e tecnologia
Christian Saviane | Consulente strategico ed esperto di cybersecurity e tecnologia

«Magari non lo sappiamo, ma in questo momento anche i nostri dati personali potrebbero essere nel dark web», ha provocato Saviane.

«Chiunque può essere infettato, semplicemente con un click. Parliamoci chiaro. Se arrivasse una e-mail da Amazon sulla compromissione del proprio account con richiesta di pagamento, magari un piccolo campanello d’allarme suonerebbe. Ma se arrivasse una e-mail del proprio avvocato di fiducia con un Pdf infetto, proprio nel momento giusto in cui c’è una scadenza normativa, dubito che non cliccheremmo».

In un attacco cyber si possono profilare differenti scenari: si va dall’attacco lampo, in cui dal data breach al blocco operativo passano poche ore, all’infiltrato silenzioso, che agisce per settimane, andando a catturare dati e corrompere i backup.

«Sappiamo che dalle 100 alle 250 aziende in Italia ricevono ogni giorno attacchi che vanno a buon fine», ha affermato Saviane.

«Non abbiamo però i dati di chi effettivamente paga, di chi riesce a recuperare i propri dati. Credo che la maggior parte delle entità stia in silenzio perchè c’è un danno di immagine non solo per l’azienda stessa, ma anche per lo stesso professionista». Il terzo scenario è quello del parassita digitale.

«Fai davvero fatica a identificarlo. Si insedia nella rete, nel sistema informativo e capisce quando è il momento giusto di inserire un malware in un Pdf. Studia per mesi la cavia e il target e poi su una tempistica appunto di mesi effettua le sue valutazioni e azioni».

I metodi utilizzati

Quali sono le leve psicologiche sfruttate dai cyber criminali?

«L’autorevolezza, come una e-mail del capo o dell’autorità; la reciprocità, cioè l’attaccante offre un falso supporto tecnico per ottenere l’accesso. Oppure la curiosità (guarda che cosa dicono di te in questo social) o l’urgenza (il tuo conto verrà bloccato fra 10 secondi). Altre leve possono essere quella della fiducia, attraverso lo spoofing di nomi di colleghi o fornitori abituali, o della paura (se non paghi perderai tutto il tuo lavoro) », ha riassunto Saviane, passando la conclusione dell’intervento a Cerea che ha lasciato ai partecipanti cinque regole di resilienza quotidiana contro i cyber attacchi: fermarsi 10 secondi prima di cliccare e chiedersi se la comunicazione era effettivamente attesa; verificare out-of-band con una telefonata a un numero noto; usare sempre l’autenticazione a due fattori e password non banali; evitare l’utilizzo di chiavette Usb o dispositivi sconosciuti; segnalare subito i click sospetti al reparto It.

«Esistono anche delle piattaforme per i professionisti, come KnowBe4, che consentono, attraverso contenuti audiovisivi e multimediali, di apprendere con continuità l’evoluzione delle minacce, come proteggersi e come proteggere i vostri collaboratori e amici. È solo con la cultura che possiamo risolvere questo problema. La consapevolezza rappresenta il primo anello della catena del valore, sempre».

di Veronica Monaco